Bildungswerkstatt Bergwald
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Feedback delle alunne e degli alunni

«Adesso,  mi accorgo che ogni volta che guardo i boschi e gli alberi, li osservo da una angolatura diversa...»

Lea

«Ha nevicato per tutta la settimana e la nostra casa era attrezzata molto semplicemente. Non c’era corrente elettrica, né riscaldamento centralizzato. C’erano solo due docce e i vestiti erano completamente sporchi già il primo giorno. Eppure l’atmosfera era splendida. Nonostante la neve e il freddo ogni mattina siamo usciti di casa cantando».

Jenny, classe sec. 4b

«C’era un silenzio totale. L’unico rumore che si sentiva era quello della sega a due mani. Io e la mia collega ci siamo alternate alle impugnature di legno, mentre la lama della sega affondava lentamente ma costantemente nel tronco».

Laure, 9a classe

Speriamo che il nostro modesto lavoro nel bosco possa aver contribuito almeno un po’ a rendere più forte e sano il bosco, così bello e importante per gli abitanti della valle, e che continui a proteggere le persone dalle slavine. Ci ha rattristato e irritato molto la notizia che abbiamo letto sui giornali dopo il nostro rientro che parlava del fatto che anche i politici si erano preoccupati del bosco di montagna e avevano voluto accertarsi della situazione di persona, ma che avevano comunque deciso: mancavano i soldi per aiutare il bosco minacciato. Forse anche loro dovrebbero fare un lavoro come quello che abbiamo fatto noi per avvicinarsi alla natura e al bosco e per comprendere quanto siano importanti per noi tutti!”

Dal resoconto finale della 9a classe di Steffisburg

«L’attività pratica nei boschi mi è piaciuta moltissimo, è stato bello scoprire e svolgere le diverse mansioni del silvicoltore.  .....Tra noi studenti non ci era mai capitato di stare così bene durante un campo scuola. Probabilmente ciò era dovuto al lavoro». «In questa esperienza pratica ho imparato a guardare l’albero e il bosco da una prospettiva completamente nuova. Adesso mi pongo delle domande. Quanti anni ha? È sano? Che tipo di albero è? Prima non mi venivano in mente questi pensieri». «La sensazione che provavo quando l’albero cadeva era un senso di meraviglia e di potenza: il gruppo riusciva (o meno) a prevedere dove andava a cadere l’albero. Un’immagine di qualcosa di più grande e più potente di me stessa. In qualche modo mi incuteva una profonda sensazione di rispetto».

Barbara

«Siamo stati indirizzati ai lavori in modo così professionale e attento, che in me è nata subito curiosità, fiducia e piacere.  Gli attrezzi di lavoro erano in condizioni così buone, che tutti gli noi giovani ne avevamo pieno rispetto. Grazie alla trasmissione approfondita, competente e seria noi giovani ci siamo sentiti presi sul serio e abbiamo capito di avere anche una certa importanza. Oggi vado nei boschi con altre sensazioni, con maggior rispetto, più conoscenze e attenzione.»

Aline

«Non è stato sempre facile. Bisognava lavorare molto concentrati e non fare solo stupidaggini. Ho capito anche che non tutte le mansioni potevano essere svolte da soli e che si lavorava meglio in gruppo, anche perché in gruppo ci si diverte di più!».

Michèle

«Ho notato che tutti nella classe possono lavorare. Nel nostro gruppo abbiamo collaborato bene. Adesso ci capiamo meglio di prima. Siamo riusciti anche a instaurare una certa fiducia, poiché senza fiducia era pressoché impossibile lavorare».

David, 9a Realschule

«Non avrei mai pensato che si potessero motivare quattordici studenti con un atteggiamento iniziale così negativo, come hanno fatto le nostre guide. Non ho mai riso così tanto durante il lavoro e non ho mai lavorato così tanto come in questa settimana nel bosco di montagna».

Simon Keller

«Mi sono reso conto di quanto fosse molto più facile distruggere le cose anziché farne nascere di nuove. Abbattere un albero non comporta però solo la sua morte, ma rende possibile la nascita di una nuova vita. La nostra guida ci diceva: spazio ai giovani!»

Thomas A.

«Mi trovavo davanti a questo gigante e pensavo a cosa avesse visto e vissuto nel corso della sua vita. Quante tempeste si erano abbattute su quest’albero?  .....Eppure era ormai giunto il momento di fare spazio agli alberi più giovani. .......La cosa più impressionante per me è stata però la caduta dell’albero. Il tutto è cominciato con un richiamo: “Attenti: l’albero cade” ed è terminato con un rumore assordante quando l’albero si è schiantato al suolo. Un’immagine indelebile: la forza dell’albero che cade. Con uno scricchiolio si è piegato sul lato e si è schiantato sul terreno accelerando sempre di più.  Nel momento della caduta, il “nostro” albero era diventato un albero davvero speciale. Era come se la natura avesse trattenuto per un momento il respiro, per fermarsi a guardare l’albero morire».

Franziska K.

«Sono partita per Blatten con forte ostilità ...... Inizialmente trovavo il lavoro tutt’altro che interessante. Ma, improvvisamente, mi sono resa conto della bellezza del bosco. In alcuni punti la strada era coperta di aghi. Sembrava un tappeto. L’atmosfera di pace mi ha fatto dimenticare tutte le preoccupazioni e lo stress di tutti i giorni. Mi sentivo libera e improvvisamente il lavoro ha cominciato a divertirmi».

Stéphanie D.

All’inizio nemmeno io ero così entusiasta all’idea di tutto il pesante lavoro che mi aspettava. Circa una settimana prima del viaggio ho cominciato a sentire una sorta di spirito d’avventura e a ogni giorno che passava non vedevo l’ora di iniziare il campo. Ho notato che anche le mie compagne e i miei compagni di classe cominciavano lentamente a essere felici all’idea di partire. Ogni giorno le alunne e gli alunni tornavano a casa dalle loro postazioni di lavoro stanchi e sudati, ma io penso che fossero tutti felici e che il lavoro fosse piaciuto alla maggior parte di loro. La settimana progetto mi è piaciuta molto. Mi è piaciuto pormi nuove sfide e saperle superare. Il lavoro di gruppo e in collaborazione è stato un presupposto importante per la riuscita del nostro lavoro. Farò tesoro di questa esperienza nella mia vita.

Daniel S. 3b

Questa settimana ci ha resi più maturi, poiché io credo che non molte ragazze e non molti ragazzi di 15-17 anni possano vantare un’esperienza di questo tipo. Non era soltanto lavoro, ma si trattava anche di lezioni tenute in un modo che a ciascuno di noi piacerebbe poter proseguire per un periodo di tempo più lungo. È vero che la sera tornavamo a casa stanchi e sfiniti, ma avevamo comunque la forza di ripensare alla nostra giornata di lavoro e di ridere delle nostre disavventure. Grazie a questo laboratorio ci siamo affiatati e la nostra classe si è conosciuta in un modo che non era stato possibile negli ultimi tre anni. Ci siamo scoperti come mai avremmo ritenuto possibile. In breve: mi sembra che siamo diventati come una grande famiglia. Credo che il laboratorio abbia regalato a molti di noi impressioni ed esperienze che non dimenticheremo presto e di cui parleremo e rideremo probabilmente anche fra dieci anni in occasione delle rimpatriate scolastiche. Alla fine della settimana abbiamo guardato all’esperienza trascorsa con uno sguardo di gioia e un altro di malinconia. La gioia era perché ci era stata data l’opportunità di conoscere persone così straordinarie oppure di aver scoperto in persone già conosciute lati nuovi e inaspettati e di aver potuto fare con loro qualcosa di importante per madre natura e per il futuro degli abitanti del luogo. La malinconia era perché stavamo perdendo dopo così poco tempo delle persone splendide, e anche per le nostre compagne e i nostri compagni, che in futuro non avremo la possibilità di vedere così spesso. Noi come classe suggeriamo a tutte le altre classi di intraprendere un campo di lavoro di questo tipo e garantiamo che nessuno se ne pentirà.

Gjeva M. 3b

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