Bildungswerkstatt Bergwald
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Missione

Noi siamo un’istituzione formativa indipendente che nella rete delle scuole pubbliche e private nonché in quella della formazione professionale offre forme di apprendimento non possibili nei loro contesti istituzionali e di personale. In termini di contenuto si tratta principalmente di un’opera educativa sociale ed ecologica per uno sviluppo sostenibile (ESS). I destinatari principali sono i giovani e gli adulti attivi nel settore dell’istruzione dei giovani. È in questo senso che interpretiamo il nostro compito nel sostenere e integrare le istituzioni formative succitate.

Il nostro approccio pedagogico

Riteniamo che un'educazione ambientale pratica e vicina alla natura sia parte dell’educazione elementare dell’uomo e che sia divenuta un compito irrinunciabile della pedagogia a causa del crescente allontanamento dei bambini e dei giovani dalla natura.
Il mondo reale dei bambini è sempre più popolato da modi di vivere lontani dalla natura e virtuali, che ostacolano o rendono più difficile il contatto con la realtà che li circonda.
Per il futuro dei nostri figli e dei loro discendenti, e quindi del nostro intero pianeta, la pedagogia riveste secondo noi un ruolo chiave. 
Non è un caso che l’Unesco nel 2005 abbia proclamato il decennio mondiale dell’"educazione allo sviluppo sostenibile".
Molti contemporanei sono sempre più consapevoli che ci troviamo a un giro di boa determinante di una società attanagliata dall’efficienza apparente e dall’interesse personale immediato, che pone l’educazione e l’istruzione soprattutto a servizio di uno sviluppo orientato al successo materiale e unilaterale e che trasmette peraltro corrispondenti aspettative e modelli di comportamento. Le conseguenze sono: forte minaccia delle basi naturali della nostra esistenza e persone con uno spirito sempre più vuoto e volubile.
Per liberarci da questo circolo vizioso, la scuola secondo noi non può più svilupparsi mettendosi a servizio dell’economia e della società. 
Sulla scia del pensiero di Heinrich Pestalozzi, la scuola deve orientarsi principalmente verso le esigenze di sviluppo dei bambini, ovvero di uno sviluppo equilibrato di mente, mani e cuore. Perché tutte le conoscenze di questo mondo sono inefficaci per non dire dannose, se non sono collegate al cuore e alle emozioni. Solo in questo modo possono trasformarsi in azioni di valenza etica.
Il collegamento spirituale e sensoriale con l’ambiente umano e naturale acquisisce un’importanza centrale nell’educazione: 
poiché chi non è in grado di costruire un rapporto vivo con il mondo che lo circonda non riesce nemmeno a orientarsi e a mettere radici. Rimane quindi un estraneo in questo mondo.
Giovani violenti che agiscono a sangue freddo, cliniche e studi psichiatrici stracolmi di pazienti, fuga di massa dei giovani verso le droghe e altri mondi apparenti e l’allarmante aumento dei suicidi tra i giovani in una società che straborda di benessere sono solo i più forti segnali d’allarme, la punta di un iceberg.
In questo senso noi perseveriamo nel lavoro pedagogico del Laboratorio Bosco di montagna, che sposta l’aula scolastica per qualche giorno in montagna, per dare un palpabile, seppur piccolo contributo a un maggiore radicamento e alla scoperta di se stessi e di sensibilizzare i partecipanti verso il senso civico nei confronti dell’uomo e della natura.

 

Immagine dell’uomo e della natura

Gli studiosi del comportamento definiscono spesso l’uomo un parassita della terra, un essere casuale dell’evoluzione o un animale senza sufficienti istinti di sopravvivenza.
Se si considerano le distruzioni arrecate dall’uomo negli ultimi 100 anni queste affermazioni hanno sicuramente una certa valenza.
Eppure questa interpretazione è troppo semplicistica: poiché i paesaggi ecologicamente ed esteticamente più ricchi 
della terra sono il risultato degli interventi dell’uomo e della sua interconnessione con la natura. Non è un caso che le iniziative di tutela della natura e del paesaggio a livello planetario cerchino di conservare soprattutto i paesaggi culturali sviluppatisi nel corso dei secoli. Qui l’uomo plasmatore ha aggiunto qualcosa alla natura, che quest’ultima non avrebbe potuto ottenere senza l’uomo. Solo mediante una trasformazione e uno sviluppo (sensibili) della natura  è potuta nascere la cultura.
Da questo punto di vista la natura è disponibile al dialogo e l’uomo si dimostra collaborativo. I nostri predecessori lo hanno dimostrato migliaia di volte.

Rientra quindi tra le nostre più importanti <delle nostre linee guida pedagogiche quella di motivare i giovani che desiderano confrontarsi con il mondo e dare un contributo a un futuro vivibile non con un modello di uomo miope e negativo, presente soprattutto in molti nostri contemporanei dotati di cultura scientifica: "come starebbe bene la natura se l’uomo non ci fosse...(ovvero: sarebbe meglio che non fossimo qui...)". Al contrario ci preme dimostrare che possediamo forze creative e collaborative che  devono essere mobilitate, affinché la vita e la cultura umana abbiano un futuro. L’efficacia pedagogica si dimostra solo quando andiamo incontro alle persone in modo positivo, quando i giovani e i bambini percepiscono che non sono solo sopportati, ma anzi che sono loro l’unica speranza di un cambiamento, che dipende da loro e dal fatto che essi credano in loro stessi e nell’uomo.
Quale altro posto migliore e più credibile per fare questa esperienza se non nel bosco di montagna svizzero dove, quasi 150 anni fa, è nato il concetto di sostenibilità e che, da allora, viene vissuto anche in modo esemplare dalle generazioni!

La nostra visione

Esperienze elementari di contatto tra uomo e natura, che fino a qualche decennio fa facevano parte della vita quotidiana di pressoché ogni bambino, nella nostra vita dominata dalla tecnologia e dal virtuale, non esistono quasi più. Nemmeno i genitori, che sono stati forgiati da questo ambiente e che ne fanno parte, sono in grado di compensare, generalmente, questo deficit.
Raggiungere gli obiettivi prefissati in settori di esperienza elementari è quindi diventato un compito pedagogico estremamente attuale. La scuola da alcuni punti di vista deve essere quindi ripensata: dovrebbe svolgere una parte considerevole del suo lavoro a contatto diretto con la vita sociale e naturale, sotto forma di “insegnamento di vita”. Una gran parte del corpo docente lo ha già compreso da molto e fa il possibile, nel limite delle proprie possibilità, per implementare tali idee (cfr. Documentazione, suggerimenti bibliografici: Hartmuth von Hentig: "Bewährung", Hanser 2006).
Eppure spesso è proprio il contesto scolastico il problema principale: oggi si riesce ad avvicinare la “scuola alla vita vera” solo per brevi momenti e anche in questi momenti il corpo docente deve lottare spesso contro regolamenti scolastici, autorità, genitori e spesso persino contro il proprio collegio.

La nostra speranza e la nostra visione
è che a fronte della crescente pressione derivante dai problemi a volte gravi di giovani e bambini, alla luce di ciò che abbiamo fatto alla terra e di ciò che ci giunge come risposta sotto forma di minaccia a livello esistenziale – che in considerazione di tutto questo nella nostra società possa esserci una presa di coscienza in tempi brevi che sia in grado di trasformare l'apprendimento scolastico futuro in insegnamento alla vita e anche alla vita nella natura! Questo tipo d'insegnamento, contrariamente a quanto pensano alcuni, non porta a “perdite di tempo” ma a guadagnar tempo per la vita dei giovani, a tutto beneficio della scuola. Noi speriamo che le porte e le finestre delle scuole si aprano sempre più verso forme di apprendimento del tutto nuove e globali. Che ciascun bambino nel corso della sua esperienza scolastica, possibilmente ogni anno, sia coinvolto per più settimane in progetti pratici di carattere sociale ed ecologico, corrispondentemente al livello di sviluppo della sua età. Che i bambini e i giovani partecipino nuovamente e maggiormente alla creazione delle basi della vita comune e che possano sviluppare senso civico e senso della natura, senza cui la nostra civiltà non può avere  futuro.

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